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Ed Gein: ecco la vera storia dell’uomo che ispirò “Non aprite quella porta”

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A ridosso dell’uscita del nuovo prequel di Non aprite quella porta, cioè Leatherface, lasciatevi raccontare la storia dell’uomo che ha ispirato il famoso assassino con la motosega protagonista della famosa saga; ci riferiamo a Edward Theodore “Ed” Gein, nato a La Crosse nel 1906, che squartò numerose vittime, ma solo due omicidi gli furono attribuiti. Era anche solito violare alcune bare e costruì vari pezzi di arredo con le parti dei corpi dei cadaveri.

I suoi genitori erano Augusta T. Lehrke e l’uomo violento  alcolizzato George P. Gein: fu relegato in una sorta di isolamento ,passando le sue giornate tra la scuola e il lavoro in fattoria. Il suo fratello maggiore Henry G. Gein e la madre trasmise ai propri figli il disprezzo per l’alcool; inoltre considerava tutte le donne prostitute.

La donna leggeva ai propri figli la Bibbia, soprattutto l’Antico Testamento, dove si parla appunto di morte, omicidio e punizione divina, cosa che ebbe un grande peso nella vita di Ed Gein. Quando da adolescente la madre lo trovò a masturbarsi in bagno lei lo punì e dopo i 21 anni gli fece promettere di rimanere per sempre vergine. Una sospetta infrazione di tale promessa fece pensare alla causa primaria della morte misteriosa del fratello di Ed.

A scuola era preso di mira dai suoi compagni, per via dei suoi atteggiamenti effeminati; nel 1940 suo padre morì, mentre nel 1944 un incendio doloso fece perdere la vita al fratello Henry. Il 29 dicembre 1945 la madre morì,  a causa di un ictus. E’ il 17 novembre 1957 che Bernice Worden, commessa di una drogheria e madre del vice sceriffo della città, sparì nel nulla. Fu Ed Gein l’ultimo ad avere contatti con lei e, nel corso di un’ispezione in un capanno appartenente a lui, gli agenti scoprirono il cadavere senza testa della Worden.

La sua testa venne poi trovata in un’altra stanza della casa, con due chiodi conficcati ai lati, insieme ad altre parti del corpo delle vittime di Gein, come quattro nasi, ossa umane, teschi, teste, pelle umana usata come tappezzeria per lampade e sedie, o per i vestiti e le maschere. In più anche calotte craniche trasformate in ciotole, un cuore umano, femori usati come gambe per un tavolo e una colonna vertebrale adibita a lampada.

Al processo Gein confessò di avere dissotterrato una donna simile alla madre Augusta più di aver violato circa 18 tombe; inoltre ammise di aver ucciso Mary Hogan, una donna scomparsa nel 1954. In età meno matura, commise altri delitti, come l’omicidio di una ragazzina scomparsa qualche decennio prima da Plainfield. Gein fu giudicato mentalmente instabile prima del processo, incapace di sostenere un tale carico di stress.

Venne portato allora all’Ospedale Statale Centrale di Waupun nel Wisconsin  e poi fu trasferito all’ospedale statale Mendota a Madison. Nel 1968 gli psicologi stabilirono che Ed fosse pronto per sostenere il processo; fu discolpato per infermità mentale e riuscì a scampare alla sedia elettrica, e passò i suoi ultimi 16 anni di vita in un manicomio criminale.

Morì il 26 luglio 1984 per insufficienza respiratoria a causa di un cancro, nell’Ospedale Statale di Mendota. La sua lapide nel 2000 venne rubata e poi ritrovata l’anno successivo vicino a Seattle. Alla fine venne poi portata in un museo nella contea di Waushara, nel Wisconsin. Questa macabra leggenda ha quindi ispirato il personaggio di Leatherface in Non aprite quella porta, ma anche altri titoli noti come Psyco, Il silenzio degli innocenti e Deranged, e il personaggio di Bloody Face in American Horror Story.

Del 2000 è il biography Ed Gein: il macellaio di Plainfield di Chuck Parello e del 2007 Ed Gein: the butcher of Plainfield di Michael Feifer.