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La traumatica visita di Pamela Anderson a un campo profughi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:51
Canadian born US actress Pamela Anderson gives a press conference in support for the Sea Shepherd Conservation Society founder in Frankfurt am Main, western Germany on June 13, 2012. Canadian animal rights activist Paul Watson is on bail while German authorities decide whether he can be extradited to Costa Rica on charges stemming from a high-seas confrontation over shark finning in 2002. AFP PHOTO / FREDRIK VON ERICHSEN GERMANY OUT (Photo credit should read FREDRIK VON ERICHSEN/AFP/GettyImages)

“Sono senza parole, sono arrabbiata. I bambini sono amabili ed educati. Ho dato loro coperte, cappelli, guanti, frutta, quaderni da colorare e pastelli. Alcuni erano talmente impauriti, tanto da rifiutare le coperte o le mele. Ho visto il caos. Non dimenticherò mai questa giornata. La politica è incomprensibilmente devastante”.

Ha scritto questo sul suo blog Pamela Anderson dopo aver verificato di persona le condizioni di degrado in cui versano i bambini che si trovano nel campo profughi di La Liniere, poco fuori le porte della cittadina francese di Dunkerque.

Infatti, in seguito alla chiusura del campo di Calais, avvenuta ad ottobre, i molti rifugiati presenti sul territorio non riescono a trovare un nuovo posto per metter su un nuovo accampamento.

E, a tal proposito, ha proseguito: “Gli uomini ogni notte escono fuori, si nascondono, sotto o dentro i camion. Un ragazzo è morto sulla superstrada. Alcuni sono riusciti ad attraversare il confine, altri no. E devono tornare indietro. O peggio. Devono dormire di giorno e riprovarci di notte. Non c’è speranza. Non c’è aiuto. La gente deve assolutamente vedere quello che sta succedendo. Ci sono persone innocenti che sono trattate con zero rispetto. I bambini mi abbracciavano e mi baciavano. Non sarò mai più la stessa, dopo tutto ciò. Immaginate se tutti vedessimo? La politica cambierebbe. Tutto cambierebbe. Si tratta solamente di gente che sta provando a vivere. Incoraggio tutti ad andare a visitare, da volontari se possibile. Non è giusto. Chiudere i confini e lasciare la gente fuori a morire non è la risposta. Stiamo solamente regredendo”.