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“L’abbiamo fatta grossa”: la recensione

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Carlo e company

Mattatore sempreverde del nostro cinema, spesso e volentieri Carlo Verdone ha diviso la scena con diversi colleghi, che siano commedianti o attori dalla caratura più drammatica; è successo a Sergio Castellitto (Stasera a casa di Alice) come anche ad Enrico Montesano (I due carabinieri), oppure in tripletta con Marco Giallini e Pierfrancesco Favino in Posti in piedi in paradiso o in un’opera corale ricca di interpreti quale è Compagni di scuola (Christian De Sica, Massimo Ghini, Nancy Brilli, Angelo Bernabucci e tanti altri), per non parlare delle varie partner femminili avute all’altezza della situazione, da Eleonora Giorgi (Borotalco) a Ornella Muti (Io e mia sorella), da Margherita Buy (Maledetto il giorno che ti ho incontrato) a Paola Cortellesi (Sotto una buona stella); insomma il buon Carlo non si è mai fatto mancare comprimari che potessero dar valore ai film da lui diretti, ed in egual modo ha cercato di fare con l’ultimo L’abbiamo fatta grossa.
In questa pellicola il noto attore divide la scena per la prima volta con Antonio Albanese, anche se i due si erano già incontrati per poco tempo nel 2009 in Questione di cuore di Francesca Archibugi, una premessa che dovrebbe dare i suoi buoni frutti, sapendo che entrambi sono dei numeri uno della risata.
Anche in fase di scrittura Verdone si fa affiancare da un nome nuovo; infatti, oltre al fido collaboratore Pasquale Plastino (presente sin dai tempi di Sono pazzo di Iris Blond), troviamo pure Massimo Gaudioso, sceneggiatore premiato del nostro cinema, sia dal pubblico (Benvenuti al Sud) che dalla critica (collabora ai film di Matteo Garrone sin dai tempi di Estate romana), ma ancor prima regista indipendente di un cult come Il caricatore, piccola opera in bianco e nero del 1996 che ha diretto insieme ai colleghi Fabio Nunziata e Eugenio Cappuccio.

Una valigetta piena di guai

Attore di teatro dalla memoria corta, Yuri Pelagatti (Albanese) è uno squattrinato uomo separato che però ancora ama sua moglie Carla (Clotilde Sabatino), la quale dovrebbe avere una relazione col suo avvocato; questo secondo i dubbi dell’ex marito.
Per coglierla sul fatto insieme al nuovo amante, Yuri decide di assumere un investigatore privato, Arturo Merlino (Verdone), un ex agente dei carabinieri ormai dedito all’attività di detective, che dovrebbe portare concrete prove riguardo a tale relazione.
Ma tra un equivoco e l’altro, sia Merlino che Pelagatti si ritroveranno coinvolti in un vortice di eventi disastrosi, trovandosi addirittura per le mani una valigetta preziosa appartenente a gente poco raccomandabile, che ovviamente si farà viva per reclamare ciò che gli spetta.

Saddy End

Bisogna ammettere che dopo anni e anni di carriera, come quelli avuti da Verdone, è difficile doversi inventare qualcosa di nuovo sul fronte ironico, perché sorprendere i propri spettatori, o fan quello che siano, è un lavoro complicato; sarà per questo che L’abbiamo fatta grossa nel panorama del cineasta romano risulta essere una sorta di oggetto non identificato, data la sua natura action nel profondo, gettando ogni tipo di ironia o risvolto narrativo nella farsa più leggera possibile.
Partendo da uno spunto preso così com’è da un film come Scemo & + scemo (il furto della valigetta sbagliata), qua ci si districa in un prodotto sorretto a piene mani dai suoi due affiatati protagonisti, senza però mai fare totalmente affidamento all’introspezione e alla malinconia solita di Verdone.
Questo non prima dell’appiccicaticcio colpo di coda finale, il quale getta in aria qualsiasi risultato modesto ottenuto da L’abbiamo fatta grossa a discapito di una chiusa evitabile e, sinceramente, senza alcun senso logico nel complesso della narrazione.
Stavolta l’ambizione di voler lanciare assolutamente un messaggio ha giocato un brutto colpo al noto Gallo cedrone, rovinando nel complesso un film nato per essere del facile divertimento fine a se stesso, se non una ridente commedia degli equivoci cotta e mangiata.

Mirko Lomuscio