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Con “The tower” arriva in blu-ray la risposta orientale a “L’inferno di cristallo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:30
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The tower

Ricordate “L’inferno di cristallo”, il kolossal che, diretto nel 1974 da John Guillermin, raggruppò un cast di star hollywoodiane del calibro di Steve McQueen, Paul Newman, William Holden, Faye Dunaway e Fred Astaire per porle all’interno di un grattacielo in preda ad un imponente incendio destinato a lasciare non pochi cadaveri a terra?
Un plot analogo è stato sfruttato trentotto anni dopo nella produzione sudcoreana “Ta-weo”, che, firmata da Kim Ji-hoon e internazionalmente conosciuta con il titolo anglofono “The tower”, approda finalmente su supporto blu-ray italiano sotto il marchio Koch Media, portando a conoscenza del pubblico tricolore circa due ore di alta spettacolarità tempestata di occhi a mandorla.
Circa due ore che prendono il via dalla figura di Lee Dae-ho, ovvero Kim Sang-kyung, il quale, direttore dello Sky Tower, lussuosa costruzione di centoventi piani, nonché lavoratore serio e ben voluto dai suoi colleghi, è segretamente innamorato di Seo Yoon-hee alias Son Ye-jin, manager di un ristorante.
Soltanto due dei personaggi indirizzati a rimanere coinvolti nella tragica situazione in cui finisce presto catapultato il complesso, quando, nel corso di una faraonica festa di Natale organizzata dal proprietario, uno degli elicotteri che vi volano sopra per cospargere neve finta vi si schianta accidentalmente addosso.
Tragica situazione che, ricordando in maniera evidente l’attacco terroristico che segnò negli Stati Uniti l’11 Settembre 2001, comincia a svilupparsi una volta superata la prima mezz’ora dedicata alla presentazione di coloro che si troveranno poi a dover lottare contro l’imponenza delle fiamme, tra giovani fidanzati, una coppia di anziani, una bambina, una donna incinta e, ovviamente, vigili del fuoco.
Presentazione che, come vuole la tradizione cinematografica orientale, non manca d’ironia e di venature grottesche, man mano che ci si avvia verso il tripudio di effetti pirotecnici e vertiginose inquadrature sul vuoto che, fortunatamente, popolano quasi per intero l’operazione.
Perché, con ralenti sfruttati al fine di aumentare il senso di suspense e tensione, non è certo il movimento a risultare assente, in mezzo ad ascensori che scendono in picchiata ad alta velocità e pieni di innocenti, pavimenti che si sgretolano e fiamme perennemente in agguato… con lo sguardo rivolto chiaramente ai blockbuster di Michael Bay, compresa fase finale in parte debitrice nei confronti di “Armageddon – Giudizio finale”.

Francesco Lomuscio