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‘La Casa’ RECENSIONE: il ritorno di Raimi alle origini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:13

evilRecensione di Maurizio Ragazzi

Prologo : Due uomini catturano una ragazza e la trascinano in una capanna in mezzo ai boschi dove una vecchia donna, dopo aver letto un inquietante libro (Naturon Demonto), riferisce che questa è in un grave stato di possessione e che l’unico modo per strapparla al demonio è bruciarla viva. La ragazza implora i due uomini di lasciarla libera, dicendo di non conoscere quello che dicono, tuttavia, la donna si rivela improvvisamente posseduta e solo quando il suo corpo viene dato completamente alle fiamme, il demone la abbandona. Il padre di lei, disperato, per non farla soffrire le spara alla testa.

Siamo nel 2013. Un gruppo di tre ragazzi, allo scopo di aiutare Mia, una loro amica con problemi di dipendenza da droghe pesanti dovuta alla morte della madre, decidono di portarla insieme al fratello David in un vecchio cottage in mezzo ai boschi con la speranza che questa breve vacanza possa aiutarla a disintossicarsi superando la fase da rigetto. Il gruppo di cinque persone è formato da Olivia, giovane infermiera, Eric, amico intimo di David, e la fidanzata di quest’ultimo, Natalie. Una volta giunti nella casa il gruppo di amici scopre una vecchia botola che conduce ad una cantina piena di animali putrefatti e tracce di sangue ovunque. Dopo essere rimasto da solo in cantina, Eric rinviene uno strano libro ed inizia a leggerlo. In preda a una terrificante allucinazione, nonostante il fratello si opponga, Mia decide di abbandonare la casa di nascosto in macchina ma, la vista di una ragazza indemoniata lungo la strada, gli fa perdere il controllo della vettura e Mia, a seguito di un incidente, finisce con la macchina nel lago. Mia riesce a salvarsi ma viene inseguita dal demone che, dopo averla catturata, la possiede inserendo al suo interno un gigantesco verme. Dopo averla trovata svenuta, i suoi amici la riportano alla capanna. Non passa molto tempo che i primi sintomi di possessione demoniaca da parte di Mia costringono il fratello a portarla in ospedale. Nel frattempo Eric, dopo aver ripreso il libro, scopre che la possessione di Mia dipende dall’apertura di quest’ultimo (Il Naturon Demonto), ma decide di non farne parola con nessuno. Dopo aver trovato l’unico passaggio bloccato dal fiume in piena, David è costretto a ritornare indietro. La sera stessa il gruppo di amici assistono improvvisamente ad una potente e selvaggia fase di possessione di Mia la quale, dopo aver imbracciato un fucile e sparato al fratello, ferendolo a una spalla, dichiara che stanotte tutti loro moriranno….

Nell’atteso remake del film “culto” di Raimi (Evil Dead, 1981), il regista Fede Alvarez non tradisce le aspettative, adattando la pellicola a quelli che sono i “diktat” del genere horror moderno, abbandonando i toni ironici, grotteschi, horror-demenziali degli anni 80’ di una pellicola scaturita da un classico della letteratura horror ( lo “pseudobliblium” del Necronomicon di H.P. Lovercraft ) e svuotandola di ogni “contenuto” e “spessore” a favore di un realismo e di una violenza più esasperata, dove 91 minuti di pura mattanza metteranno alla prova anche i più duri di stomaco.

Nonostante alcune palesi “ingenuità” nella regia, Alvarez riesce nell’operazione di mantenere intatto almeno lo spirito che aveva generato “La Casa 1” e “La Casa 2”, girando una pellicola a metà strada tra il sequel e il reboot, e piena di “autocitazioni” a gogo ( la macchina abbandonata di Ash, la felpa del Michigan State, gli “utensili” della Casa, la motosega, la mano mozzata, il tipo di riprese nel bosco etc. etc. ). I veri punti di forza di Evil Dead risiedono comunque in un efficace utilizzo di trucchi, protesi finte ed effetti speciali “reali” ( Cgi praticamente assente ), in una una storia, per lo meno all’apparenza, più coerente e ordinata rispetto a quella del primo film, unitamente ad una sorprendente abilità nel padroneggiare lunghe e terrificanti sequenze di azione e suspense, senza tralasciare la cura per i dettagli e la recitazione “sopra le righe” degli attori ( pressoché sconfinata la gamma di espressioni terrorizzate e indemoniate della protagonista Mia, Jane Levy).

Insomma, nonostante l’obbiettivo di rilanciare la pellicola originale di Raimi, rigenerandola con una formula a base di tecnica, rigore, brutalità e ironia possa dichiararsi raggiunto, il film di Alvarez, nella sua ricerca di forme inedite e innovative di rappresentazione, mantiene però sempre vivo un importante legame con il cinema del passato tramite uno sguardo che rimanda e recupera il tema del doppio nel cinema : la ragazza demone, uccisa dal padre all’inizio del film, che appare a Mia passandogli “il testimone”, è il suo evidente “doppio” ed anche lei come Mia “ha perso” la madre. Quindi La Casa di Alvarez, ad un ulteriore livello di lettura, è un film che dietro l’allegoria di un’espiazione da dipendenza di droga, racconta di una crisi e di una sottomissione a causa di una “mancanza”, di una “assenza”…

Maurizio Ragazzi