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Cinema d’autore, in dvd: ‘Il ritorno di Cagliostro’ di Ciprì e Maresco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:00
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CINEMA D’AUTORE IN DVD IL RITORNO DI CAGLIOSTRO –
Nazione:
Italia
Regia:
Daniele Ciprì; Franco Maresco
Soggetto:
Daniele Ciprì; Franco Maresco
Sceneggiatura: Daniele Ciprì; Franco Maresco
Cast:
Luigi Maria Burrano; Robert Englund; Pietro Giordano; Franco Scaldati; Mauro Spitaleri; Franco Vito Galezza; Davide Marotta; Margaret Woodhouse
Musica: Salvatore Bonafede
Durata:
100’

Valutazione: * * * / * * * *

 


Trama
Nella Sicilia del dopoguerra due appassionati del cinematografo, i fratelli La Marca, vogliono fare dell’isola un vera vera e propria Hollywood italiana. Coinvolgeranno attori e mezzi tecnici per fare una catastrofe del grottesco.

Recensione
Ennesima prova di successo del duo di registi siciliani, che dopo Lo zio di Brooklyn e Totò che visse due volte passano al documentario. O sarebbe meglio chiamarlo finto/documentario tanto che all’interno di esso si parla in versi a volte e si commentano film e fatti mai realmente accaduti per arrivare dritti dritti a parlare di mafia e crimine organizzato sotto i panni di Lucky Luciano. Per i due è il debutto nel campo del documentario, strada che sarà proseguita dal stavolta più verosimile racconto della vita di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
La storia narra le vicende della casa cinematografica Tinacria che dopo la guerra tenta di ricostruire il cinema e di dare lustro al nostro paese e ancor di più alla Sicilia. In rapida successione vengono percorsi discorsi realistici, inventati e surreali per giungere alla realizzazione da parte dei potenti del paese del grande film che avrebbe dovuto cambiare la storia: Il ritorno di Cagliostro. Protagonista l’attore ormai prossimo al fallimento Erroll Douglas, al secolo Robert Englund cattivone di molti film horror e celebre volto di Freddy Kruger.
Farà la fine più brutta, rinchiuso in un manicomio a dire che Douglas è morto. Fonte di incomprensioni e difficoltà riscontrare sul set perché a suo dire loro non parlavano né inglese né italiano, ma fonte soprattutto come ci dirà la moglie di una realtà che si prende in giro da sola, di un mondo che il cinema non sa nemmeno cos’è.
Come al solito Englund è magistrale e la sua marionetta esprime i soliti livelli di espressività, si maneggia nelle mani del regista fino a toccare le note più  basse dell’espressione.
Rilevante anche il finale in cui un bambino, ma con aria da mafioso, sembra raccontarci la verità sulle cose e su come si Lucky Luciano il vero colpevole dello smercio.
I registi non sembrano prendersi sul serio già dalla dimostrazione che il documentario è volutamente burlonesco e farsesco ma comunque nel loro non prendersi sul serio toccano corde profonde con un modo di fare cinema se non altro molto molto particolare e diverso da ogni qual si voglia periodo. Un cinema interessato all’immagine e al movimento della macchina da presa, ma anche alla storia e alla critica sociale, un cinema vantaggioso per chi lo guarda e riesce a capire, sicuramente non per tutti.