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La vita dei registi: Lars Von Trier, che dire più che estremo?

LA VITA DEI REGISTI LARS VON TRIER –
Lars nasce a Copenaghen il 30 Aprile del 1957. La sua educazione si basa sulla libertà e sull’autodeterminazione del ragazzo. I suoi genitori, Inger Host e Ulf Trier, entrambi nudisti, laici e comunisti gli comunicano i loro ideali, mettendolo sulla diretta strada del self-made man.
Di certo una cosa non facile se appresa in tenera età, tanto da sentire la mancanza delle figure autoritarie dei genitori. La frequenza del Lundtofte, scuola dai regimi molto severi, stona con tutto il resto. Il giovane Lars si trova quindi in estremo turbamento e lascerà la scuola a 15 anni per poi finirla tre anni dopo.

Ebreo da parte del padre, anche la sua credenza sarà resa vacillante. In quanto la madre, su letto di morte, gli confesserà di non essere figlio di sangue da parte del padre ma figlio del compositore Fritz Micheal Hartmmann. La scusante, la volontà di avere geni artistici a disposizione del proprio figliolo.

Lars proverà a contattare il padre, ormai novantenne, ma non ci riuscirà mai se non tramite avvocati.

Altra simpatica novella è quella sull’aggiunta del patronimico Von in mezzo al suo nome. Dice la leggenda che suo nonno, Sven Trier, spesso abbreviasse il nome in Sv. Trier, tanto da essere chiamato Sven Von Trier. Il regista da una grande importanza a questo suffisso, eccidendo anche nel paragone con altri autori che avevano sottolineato il loro nome con questo suffisso: Eric Von Stroehim e Joseph Von Stenberg.
A differenza di altri lui il cinema lo cerca. All’età di tredici anni, grazie allo zio Borge Host regista, ha un ruolo nella serie televisiva Hemmeling sommers, siamo nel 1969, di  Thomas Winding.
Grazie poi a una cinepresa 8 mm, comprata dalla madre, tiene in seno la sua passione cinematografica. Troverà poi impiego nella Statens Filmcentral come consulente, avrà l’opportunità di manovrare diversi strumenti professionali.

Girerà nel 1977 i suoi due primi cortometraggi: Orchidègartner[1] (Il giardino delle orchidee) e Menthe- la bienheureuse[2] (Menthe- la ragazza felice); purtroppo di difficilissima reperibilità.
Entra al Danish Film Institute dove realizzerà: Nocturne[3] e Befrielsesbilleder [4](Immagini di una liberazione), scritti dal compagno di corso Tom Elling.

Sempre col compagno arriva il primo lungometraggio:Forbrydelsens element[5] (L’elemento del crimine).

Disastro in casa ma grande successo all’estero dove trionferà a Cannes per il miglior contributo tecnico.

Il film è un melenso thriller a tinte gialle, l’immagine è virata di giallo per tutta la sua lunghezza. Questa diventerà una particolarità del cinema del regista danese. La difficoltà di comprensione sarà poi il punto di partenza per una poetica molto particolare anche se qui non sarà rispecchiato il topos dei suoi successivi.

La pellicola è il primo capitolo di una trilogia denominata: “Europa” che descrive un luogo mentale più che geografico. Secondo episodio è Epidemic[6], un film ancora più controverso del precedente.

Girato a bassissimo costo e con pochissimi mezzi è comunque un esperimento che funziona. Un regista, lo stesso Trier, e uno sceneggiatore, lo stesso Niels Vorsel, devono consegnare la sceneggiatura del loro film ma purtroppo hanno dei problemi con il computer. Saranno costretti a riscrivere il tutto in sei giorni, decidendo di puntare il dito sul tema dell’epidemia. Non accorgendosi che tra di loro sta dilagando un epidemia vera e propria. Dal 1984, all’ ’87, fino al ’91 dove la trilogia si conclude con uno dei capolavori del maestro: Europa[7]. Luogo di confronto, la pellicola, con il mistero della seconda guerra mondiale. Ritratto disinteressato di una delle più grandi disgrazie della storia.

Cinque anni dopo, 1996, vede la luce quello che viene considerato il capolavoro di Von Trier: Breaking the waves[8] (Le onde del destino). Girato appena dopo la redazione del manifesto Dogma, viene considerato spesso, erroneamente, di farne parte. Il film invece è la summa tra quello che c’è stato prima del manifesto e quello che verrà dopo.
Un’opera lucida che descrive l’universo femminile e la dipendenza dall’uomo. La storia parla di una coppia, lei con qualche difficoltà logica, lui operaio. Un giorno lui rimane ferito a lavoro e rimarrà paraplegico. Costringerà la moglie a un giro di prostituzione per dissetare le sue represse voglie sessuali. La moglie si presterà in quello che risulta un dramma struggente.

Nel ’98 l’unico film appartenente al manifesto: Idioti[9]. Con difficoltà di distribuzioni, il film suscita subito imbarazzo. Da ricordare le numerose scene di sesso, esplicite come in un porno, e il tema delicato trattato.
Una donna conosce dei ragazzi handicappati in un bar e decide di seguirli. In effetti sono dei ragazzi che fingono e si divertono con questa scusa. Dentro una villa, dello zio di uno di loro,  succederà tutto e il contrario di tutto.

Con l’inizio del nuovo millennio Lars Von Trier si converte con il digitale, realizzando Dancer in the dark [10]solo con mezzi digitali. La pellicola sarà un grande successo di pubblico, un musical sui generis con Bjork protagonista. Il successo ottenuto da questo film porta al contratto e al contatto che realizzerà: Dogville[11]. Con Nicole Kidman è un esperienza unica e irripetibile. Il film si svolge come se ci trovassimo in un teatro, niente porte, niente vetri, niente scenografie. Solo gli attori e qualche sedia,  un successo per alcuni, una gran noia per altri ma questo rimarrà il chiodo che tormenterà il regista.
Nel frattempo si interessa a un progetto molto stimolante: De Fem Benspaden[12] (Le cinque variazioni). Insieme al suo amico Jorg Leth decide di intraprendere una sfida: rigirare cinque volte il corto di successo di quest’ultimo, L’uomo perfetto, con delle variazioni veramente astruse.

Ne viene fuori un complesso esperimento che ci spiega cos’è il cinema, a volte con estrosità ma con una logica da grande maestro di cinema.
Dogville aprirà la trilogia, non ancora conclusa, che sarà seguita da un sequel, possiamo dirlo, intitolato Manderlay[13] che non reggerà il successo del primo.

Direktoren for det hele[14] (Il grande capo, 2006) è una commedia molto stimolante sul fallimento di un’azienda che si aggrappa sulla figura inesistente di un capo che si prende tutte le colpe. Solita anche le riprese che sono la summa del cinema di Trier.
Ultima opera è la realizzazione di Antichrist[15], 2009, un’opera che concentrerà tutte le mie attenzioni. Un film complesso, che sembra avere dentro di se molte azioni nascoste. Il periodo di crisi depressiva del regista l’ha portato a scontrarsi con questo campo, tirando fuori quello che è considerato un capolavoro.

E’ talmente apprezzato nell’ambiente, soprattutto americano, Lars che ora voci dicono debba fare il sequel di Taxi Driver sotto stretta indicazione proprio di Martin Scorsese e Robert De Niro. Staremo a vedere!

Matteo Fantozzi


[1] Lars Von Trier, Il giardino delle orchidee, 1977

[2] Lars Von Trier, Menthè- la ragazza felice, 1979

[3] Lars Von Trier, Nocturne, 1980

[4] Lars Von Trier, Immagine di una liberazione, 1982

[5] Lars Von Trier, L’elemento del crimine, 1984

[6] Lars Von Trier, Epidemic, 1988

[7] Lars Von Trier, Europa, 1991

[8] Lars Von Trier, Le onde del destino, 1996

[9] Lars Von Trier, Idioti, 1998

[10] Lars Von Trier, Dancer in the dark, 2000

[11] Lars Von Trier, Dogville, 2003

[12] Lars Von Trier, Le cinque variazioni, 2003

[13] Lars Von Trier, Manderlay, 2005

[14] Lars Von Trier, Il grande capo, 2006

[15] Lars Von Trier, Antichrist, 2009