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‘Grano Rosso Sangue’ – un film dal libro di Stephen King

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Un immagine da 'Grano Rosso Sangue'

GRANO ROSSO SANGUE –
Si sa, più una cosa è innocente e più spaventa e cosa c’è di più innocente di un bambino? Grano Rosso Sangue, diretto da Fritz Kiersch regista di medio calibro in seguito autore di pellicole semi-sconosciute come Seduzione omicida e Bella da morire, è la storia di una cittadina, Gatlin, dove a regnare sono i bambini che preso il potere hanno ucciso tutti i grandi. Questa orda di ragazzini segue il credo di Isaac, un bimbo che crede di comunicare con delle entità maligne e che ha il dovere di eseguire il loro volere. Fino al giorno in cui Burt, un giovane dottore, e la sua ragazza Vicky irrompono casualmente nella cittadina e le cose iniziano a cambiare.

 
Primo capitolo di una sfortunata serie che ne conta ben sette, sarà anche l’unico ad avere un degno riconoscimento. Peccato che la creatività degli sceneggiatori si sia fermata al quarto d’ora iniziale. I due, Stephen King (ispiratori di diversi film di genere Shining, Cose Preziose, The mangler, Carrie ecc.) e George Goldsmith (Blue Monkey), rielaborano un breve racconto del primo e tentano di costruire una travolgente emozione, peccato che appunto funzioni solo l’inizio. Grano Rosso Sangue parte come un racconto in voice over di un bambino che prova a spiegarci lo strano mondo di questi bambini devoti  al culto del “dio che vive dietro i filari”. La sequenza iniziale si conclude con uno sterminio in un bar, le emozioni al cardiopalma (così definite da Nocturno) non si ripeteranno più.

 
Spaventoso, claustrofobico è lo spazio descritto dalla macchina da presa che spesso si ritrova a girare tra i campi di grano con mobilità ma con scarso movimento diegetico.
Sembra che l’unico motivo di interesse del film sia proprio quello di creare suspense attorno ai bambini così innocenti e inconsapevoli ma così cattivi e crudeli senza neanche capire bene perché. Il paradosso è costruito attraverso il confronto ad altri film che prendono in gioco il mondo dell’infanzia, dove spesso il bambino appunto è visto che il figlio di Satana, vedi The Omen e Birth io sono Sean. Qui, con Grano Rosso Sangue, invece siamo di fronte a motivazioni decisamente campate in aria. C’è un non-sense generale che aleggia per grande parte del film. Ma smettendo di essere puntigliosi alla virgola, sembra giusto notare che il tessuto filmico, anche se lento dopo l’inizio travolgente, funziona. Gli spazi claustrofobici dei campi di grano poi, ci assicurano un buon livello di tensione. Nel complesso il tutto risulta abbondantemente sopra la sufficienza.

 

Matteo Fantozzi